Se l’Unione Europea vuole sopravvivere deve rinunciare alla austerità e creare una solida economia sociale

Questa crisi influenzi notevolmente il funzionamento delle democrazie europee? Il problema è cosa è successo prima e cosa verrà dopo il virus. 

Le nostre democrazie sono state colpite dalla crisi a causa delle politiche economiche che hanno peggiorato il tenore di vita della maggior parte delle persone: privatizzazione di aziende strategiche, precarietà del lavoro, Welfare in pericolo permanente, obiettivi di equilibrio di bilancio a tutti i costi. 
Queste cose e la svolta dell’austerità iniziata nel 2010, hanno riempito l’Europa di partiti di estrema destra con una capacità operativa senza precedenti. 
Se vogliamo salvare le libertà politiche e riarmare la democrazia, dovremo superare il liberismo selvaggio economico degli ultimi decenni.

Questa crisi mostra ai cittadini l’importanza che ha sempre avuto quando si tratta di esercitare alcune funzioni fondamentali che Max Weber già all’epoca indicava: il monopolio della forza, la riscossione delle tasse e il fatto di avere apparati burocratici e professionisti che garantiscono la coesione di una società avanzata. 
Gli Stati ci sono, non si sono dissolti (come pensavano alcune correnti di scienze politiche) e, lungi dal tendere alla chiusura e all’autarchia, sono stati sempre interconnessi tra loro.

E alla percezione che il cittadino ha della propria libertà, alla sua eventuale predisposizione a sottomettersi al decisionismo statale?

Se per decisionismo statale intendiamo la capacità di imporre misure draconiane per far fronte a situazioni di emergenza come quella attuale, allora parliamo di nuovo della validità dello Stato-nazione. Perché, almeno per il momento, una comunità nazionale riconosce il potere di gestire un’emergenza drammatica e immediata solo alle strutture statali che la rappresentano.

Questo Big Stop è legato a un cambiamento più generale iniziato nel 2008, i tassi di crescita prima del 2008 non si erano ripresi prima dell’arrivo del virus, rallenterà ancora di più e, sommati ai problemi le condizioni climatiche e la diminuzione dell’energia fossile ci faranno assistere a qualche forma, che avverrà lentamente, di de globalizzazione. 
Se riusciamo a dare vita a economie su base Continentale e sostenibili dal punto di vista energetico, non lo vivremo come un trauma.

La Cina cerca da anni di orientare la sua economia verso la domanda interna; il suo futuro non dipenderà tanto dalle esportazioni

Il fatto è che la Cina non cerca più di salvare una globalizzazione da cui dipende, ma vuole piuttosto adattarsi a un nuovo scenario. 
Per anni il Partito Comunista Cinese ha cercato di orientare maggiormente la sua economia verso la domanda interna. Non è un processo facile ma è necessario aumentare il consenso politico, che non può ottenere attraverso la legittimazione democratica che non ha. 
Inoltre, il governo di Pechino è consapevole che alcune abili pratiche doganali e monetarie consentite dopo l’entrata nell’OMC non sono più tollerate. 
Quindi il suo futuro non dipenderà più tanto dalle esportazioni. Tuttavia, il problema è anche geopolitico: se la Cina vuole proiettarsi come una potenza veramente globale, dovrà rinunciare al suo surplus commerciale.

Cornice continentale

Siamo di fronte a una discontinuità, soprattutto a causa di ciò che ho detto prima sull’evoluzione della globalizzazione. 
Ma, a breve termine, ci sara’ una discontinuità molto più rapida e profonda nell’Unione Europea, che, se vuole sopravvivere a questa crisi, dovrà rinunciare ai suoi trattati di austerità e ristabilirsi sulla base di una autentica legittimità democratica e robusta economia sociale. 
E Non ha molto tempo per farlo.

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