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Qual è l’origine della parola “coprifuoco”?

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“La parola” coprifuoco “ha origine nel Medioevo. 
È costruito da “coprire” e “fuoco” (molti nomi composti sono costruiti su questo modello di verbo-sostantivo coniugato [es: cavatappi, schiaccianoci…] ). “

Inizialmente, significava mettere qualcosa su un caminetto o sulla fiamma di una lanterna per spegnerlo. 
Nel Medioevo era obbligatorio nelle città e nei villaggi prevenire gli incendi. 
A quel tempo, il coprifuoco indicava quindi il momento in cui gli incendi dovevano essere estinti. Si riferiva anche allo strumento usato per questo. 

Oggi, la parola “coprifuoco” non si riferisce più a un orario specifico. Questo è il periodo, più spesso di notte, in cui le attività all’aperto devono cessare. “

Il termine ‘coprifuoco’ ha un effetto molto forte sulla popolazione. 
Ciò è probabilmente correlato al fatto che questa parola è spesso usata in campo militare. 

Nella storia recente, 25 luglio 1943, cade il regime fascista. Per ragioni di ordine pubblico vige il coprifuoco dalle 21 alle 5 del mattino (successivamente modificato dalle 21.30 alle 4.30).
Proibita la circolazione a piedi, in bicicletta e con qualunque mezzo motorizzato ai cittadini sprovvisti di lasciapassare. 

In caso di mancato rispetto dell’osservanza si rischiava l’arresto, il deferimento al tribunale militare ed anche la morte. Come avvenne in quel lontano luglio del 1943.

E’ La Stampa di Torino a raccontare due dolorosi episodi  collegati purtroppo all’inconcepibile leggerezza di coloro che credevano di poter non tenere conto della legge sul coprifuoco. Il primo episodio ebbe come protagonista un tale che non essendosi fermato ai ripetuti «Chi va là?» fu colpito con arma da fuoco. Il secondo invece coinvolse una famiglia affacciata ad un balcone.
All’ordine di ritirarsi in casa, rispettato solo dai congiunti, il capofamiglia opponeva resistenza.
Fu colpito mortalmente con un colpo di moschetto.
A Torino, nell’agosto del 1943, ventisei furono i trasgressori condannati al carcere. Alla popolazione si chiedeva:

Primo assoluto, indiscutibile dovere, nel momento attuale è l’obbedienza. Si tratta di un periodo transitorio, per superare il quale occorre appunto la più scrupolosa osservanza delle disposizioni impartite dall’autorità militare.

Ricorda qualcosa?

In ambito militare la parola “coprifuoco” si riferisce anche al segnale, suonato con una tromba , ad indicare che è ora di spegnere le luci. 

Al di fuori del contesto militare, questo termine è talvolta utilizzato nei collegi , ad esempio, per parlare del momento in cui i residenti (studenti) devono raggiungere la loro stanza e il loro letto.

Bibliografia

Coprifuoco dal tramonto all’alba, Corriere della Sera, 27 luglio 1943

Il Coprifuoco, La Stampa, 31 luglio 1943

Come rispondere al «Chi va là?», Corriere della Sera, 31 luglio 1943

Ventisei trasgressori al coprifuoco condannati a Torino, 20 agosto 1943 Corriere della Sera

Coprifuoco alle 22, Corriere della Sera, 22 novembre 1943

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