fascismo inconscio e processo di destrificazione

Posted on Aprile 24, 2021Commenti disabilitati su fascismo inconscio e processo di destrificazione

Una delle conseguenze del processo di destrificazione in Italia in atto da 40 anni, è stata la perversione del linguaggio e la manipolazione di idee, concetti o categorie analitiche tipiche della politica e delle scienze sociali e giuridiche, come la democrazia, i diritti umani, la sovranità, la volontà popolare, il diritto alla libertà.
Spicca soprattutto quello di fascismo e fascista, noto in particolare che ogni movimento politico indipendentista e nazionalista, possiede in nuce comportamenti, posizioni, idee e atteggiamenti che possono essere precisamente legati al fascismo.

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Detto questo, è un dovere civico di chi di noi valorizza la diversità e ha sempre optato per la convivenza interculturale, il diritto alla differenza, l’internazionalismo, la cultura dell’incontro e la solidarietà interregionale (cioè i valori dell’antifascismo), portare alla luce le componenti di quel fascismo che è inconsciamente criptato nei movimenti indipendentisti, nazionalisti e secessionisti, che spiega (ovviamente in parte) l’impossibilità di dialogo e riconciliazione che d’altra parte sono ancora così necessarie per la soluzione non solo politica ma anche sociale e culturale dei conflitti. 

Analizziamo ora alcune di queste manifestazioni del suddetto fascismo inconscio.

Uno degli elementi costitutivi alla base del fascismo è la negazione della diversità e dei diritti culturali dei gruppi differenziati. Qualcosa che è molto presente nel discorso di indipendenza e nazionalismo che rifiuta in gran parte la realtà multiculturale e plurale della società, associando il presunto autoctono a una concezione omogenea e pietrificata dell’identità culturale collettiva, con un’unica cultura vera e legittima e limitat , visione essenzialista e unidimensionale del fatto culturale. Tutto questo ha molto a che fare con l’idea di volksgeist o spirito del popolo, tipico del romanticismo e del nazionalismo tedesco del XIX secolo (la cui estrema proiezione politica ha fatto così tanto danno nel XX secolo) nel senso che le identità nazionali sono pure e chiuse. E che ogni popolo ha un patrimonio culturale immateriale omogeneo che viene proiettato in una lingua vera , costumi autentici e un’essenza immutabile che i nazionalisti hanno la missione di preservare affinché passi alle generazioni future. 
Insomma, un fondamentalismo culturale che è venuto a sostituire il razzismo di altri tempi.

A sua volta, un altro dei grandi elementi caratterizzanti del fascismo è la mancanza di empatia e in definitiva la mancanza di riconoscimento, odio e rifiuto sociale verso il diverso, così come il suo segnale stigmatizzante. 
Il passaggio dalla mancanza di riconoscimento all’odio verso il diverso può facilmente avvenire ancora di più in contesti di opposizione, frustrazione e tensione politica come quelli in cui viviamo. 

Inoltre, quando i sentimenti si radicalizzano, i movimenti nazionalisti più estremi possono persino proiettare quel rifiuto e odio non solo verso gli antagonisti democratici, ma anche verso coloro che sono identificati come “quelli morbidi” all’interno del movimento stesso. 

Un’altra delle grandi componenti dei movimenti fascisti è sempre stata la manipolazione vittimizzante della storia, l’idealizzazione infantile della propria cultura, l’etnocentrismo estremo (cioè la considerazione suprematista della loro identità differenziata come migliore e più preziosa delle altre) e la mitologizzazione delle origini culturali. È doloroso vedere come alcuni prestigiosi colleghi e decisori amministrativi si pieghino a questi distorti interessi e mettano la loro attività di insegnamento e ricerca nel campo della storia, della sociologia o dell’antropologia, al servizio della propaganda di un progetto esclusivo.

I nazionalismi radicali, che sono alla base del fascismo, rafforzano sempre la loro identità a partire da dinamiche di opposizione legate a un asse differenziante Noi contro Altri, dal quale si allontanano simbolicamente proiettando tratti negativi e sottovalutandoli. È un’altra delle caratteristiche dell’atteggiamento etnocentrico che non solo valorizza la propria cultura come superiore, ma anche, di conseguenza, disprezza le altre culture e soprattutto la cultura che considera “rivale” e quindi coloro che si identificano con essa. anche solo parzialmente. 

I nazisti ridicolizzavano gli ebrei caratterizzandoli con sgradevoli caratteristiche fisiche e spregevoli elementi morali. Nel caso dei fascismi di oggi, c’è un degrado morale ed estetico degli altri. Fascisti e nazionalisti estremi si appropriano del concetto di popolo e spesso parlano in suo nome. Lo fa Bolsonaro, quando si riferisce al popolo brasiliano, escludendo quella categoria o ignorando gli indigeni, i neri, i gay, le lesbiche o i “petistas” (cioè più della metà del paese). Trump lo fa quando parla di “rendere di nuovo grande l’America” ​​e si riferisce al popolo americano senza includere i liberali, gli elettori del Partito Democratico, le minoranze, i nativi, gli immigrati oi giornalisti critici.  E lo fanno in Europa gli ultras leader di Diritto e Giustizia in Polonia, o i Catalani separatisti, costituendosi come rappresentanti del popolo polacco, di cui fanno parte solo i “veri patrioti”.

L’occupazione fisica e simbolica (massiccia, totalizzante, istituzionale ed estesa) degli spazi pubblici e questo desiderio di monopolizzare la vita politica, economica, sociale e culturale è anche un altro comportamento tipico dei movimenti fascisti. I nazisti lo hanno fatto in Germania, Franco in Spagna, Mussolini in Italia. Questa esclusione simbolica porta, infine, all’apartheid anche nella pratica, nella vita di tutti i giorni.

Unilateralismo, intransigenza, mancanza di solidarietà e ricerca di un confronto permanente di fronte a un nemico reale o immaginario, sono alcune delle altre grandi componenti del fascismo.

vecchio e nuovo. 

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