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Tempus narrabo

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Photo by Francesco Ungaro on Pexels.com

Con scenari da Burning Man post-atomico, in cui si trascina una nuova plebe con un’identità inferiore al proletariato industriale; Il tema del futuro torna prepotentemente nel dibattito accademico, politico e culturale, attraverso il susseguirsi di diverse crisi sistemiche.

E’ ora che ci interroghiamo sulle traiettorie di sviluppo della società del futuro.

Il sogno delle tecno oligarchie mondiali di dominare la casualità, il rumore di fondo della storia viene ribaltato nella inerzia delle organizzazioni, tutte, incapaci di fronteggiare il caos, il potere della natura e del caso. 

Questa era neoindustriale in cui ammirevoli tecnologie immateriali punteggiano il nostro tempo, realtà aumentata e supposta simulata, contrasta con luoghi non luoghi inquinati, contaminati saturati da una massa residuale nociva che è oggi il design basico del pianeta, che non è nostro, è in prestito.

Giova ricordarlo

La nuova élite è molto diversa dall’élite di Veblen dell’istituzionalismo economico, organizzato ed esclusivo che guidava la società industriale. Sebbene sia cosmopolita per sua natura, vale a dire che appartiene a un circuito internazionale di potere e denaro, utilizza la segretezza per gestire i suoi interessi specifici in modo non trasparente.

La crisi ambientale è il segno più evidente della crescente entropia socialedell’impossibilità di gestire le sfide della globalizzazione mantenendo la stessa struttura economica e politico-istituzionale che l’ha sostenuta negli ultimi (30, 40, 50?) anni.

La crisi del Covid-19 mette in luce il legame tra pandemia e anomia, nella reazione di chi, per salvare il proprio interesse particolare, abolisce regole ed elude controller, o meglio, aboliva.

Nonostante la rigorosa analisi dei fattori che hanno innescato la crisi contemporanea, la definizione dello scenario relativo al prossimo futuro racconta un’altra storia, in cui gli stessi eccessi del sistema capitalista hanno funzionato come punto di rottura in grado di rovesciare il sistema al di là del suo limite.

Come sarà

Questo sovvertimento dell’egemonia della produzione permette di riflettere sulla determinante culturale del consumo ma anche sulla possibilità per il sistema capitalista di trascendere la sua stessa natura. 
In altre parole, passare dalla globalizzazione astratta ad una supply chain multi-location che rivaluti il ruolo delle comunità interconnesse e dei movimenti di crowdsourcing and bottom production.

Dalle aziende basate su modelli gerarchici tipici della società industriale, si passerà a filiere continentali con forti leader locali di filiera, ispirate ai modelli di produzione della conoscenza tipici dei campus universitari. 
La protagonista di questa transizione sarà una nuova élite “consapevole” che, cavalcando l’onda lunga del cambiamento culturale dal basso, costringerà la finanza a sostenere la transizione ambientale. 

Le nuove critiche verranno sperabilmente spazzate via in un colpo solo dall’ottimismo pragmatico che nasce dalla necessità di superare il muro della crisi perpetua.

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