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l’infame storia della dell’accademia italiana nel fascismo

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  • Articolo pubblicato:Ottobre 19, 2021
  • Categoria dell'articolo:People / Science

Su 1200 professori ordinari in cattedra sono in dodici a dire di no all’imposizione del giuramento di fedeltà al regime fascista.
Ad essi bisogna aggiungerne altri due, decisi al rifiuto e tuttavia, in quell’autunno 1931 lontani dall’Italia: così la visibilità del loro gesto finisce con l’essere più sfumata.
Dodici uomini, differenti per origine, carattere, modi di pensare, attitudini sociali e radicamento alla vita, che in quell’autunno salgono in cattedra per insegnare che dire di no è una scelta di veridicità dovuta prima di tutto a se stessi.

Quei dodici perdettero la cattedra e la libertà personale, ma non quella del pensiero, della coscienza. E non la dignità.

– Ernesto Bonaiuti, professore di cristianesimo all’Università di Roma, già allontanato dall’insegnamento prima del Concordato, a causa della scomunica avvenuta nel 1926 per aver difeso il movimento Modernista, nel rifiutarsi di giurare fedeltà alla dittatura fascista si richiamò al rifiuto evangelico.

– Mario Carrara, medico legale e docente all’Università di Torino. Nell’autunno del 1931, avendo rifiutato di giurare fedeltà al duce, Carrara fu escluso da tutte le cariche pubbliche e nell’ottobre 1936 fu arrestato e imprigionato nelle carceri Nuove di Torino, per attività contro il regime fascista. In carcere continuò a scrivere un Manuale di medicina legale, morì nel giugno 1937.

– Gaetano De Sanctis, docente di storia antica all’Università di Roma, dov’era nato il 15 ottobre del 1870, visse e insegnò a Torino. De Sanctis, comunicò al ministro dell’Educazione Nazionale, Giuliano, la sua intenzione di non giurare: «Il mio atto non vuole avere alcuna portata e alcun significato politico. È semplicemente un atto di ossequio all’imperativo categorico del dovere».

– Jacob Benedetto Giorgio Errera, professore di chimica a Pavia, autore di importantissime ricerche nel campo della chimica organica. Nel ’23 Giovanni Gentile lo nominò rettore dell’Università di Pavia, ma rifiutò l’incarico non essendo d’accordo con il governo fascista, cioè né «con i principi che lo informano né con i metodi seguiti». Per le stesse ragioni, fu il solo professore della Facoltà di Scienze di Pavia a firmare, nel 1925, il Manifesto degli intellettuali anti-fascisti di Benedetto Croce.

– Giorgio Levi Della Vida, orientalista, storico delle religioni, semitista, ebraista, arabista e islamista italiano. Nato a Venezia nel 1886, anche lui, come Errera, Volterra e Luzzato, da famiglia ebrea, laureatosi a Roma, fece viaggi studio ad Atene, a Creta e al Cairo, fu titolare di cattedre al Regio Istituto Orientale, alle Università di Torino e di Roma. A seguito delle leggi razziali del 1938 si rifugiò negli Stati Uniti, dove andò ad insegnare a Filadelfia all’Università della Pennsylvania.

– Fabio Luzzato, nato a Udine nel 1870, avvocato e professore di diritto civile all’Università di Macerata e poi insegnante presso l’Istituto tecnico Cattaneo, divenne docente di diritto agrario alla Scuola superiore di agricoltura, a Milano. Sarà anch’egli discriminato in quanto ebreo, a seguito delle leggi razziali fasciste, ma ancor prima per il suo impegno politico, come repubblicano e massone.

– Piero Martinetti, piemontese (Pont Canavese, 21 agosto 1872 – Cuorgnè, 23 marzo 1943), insegnante in vari licei, tra cui l’Alfieri di Torino, docente di filosofia teoretica e morale all’università di Milano, fu il solo filosofo universitario che rifiutò il giuramento.

– Bartolo Nigrisoli, medico e professore di chirurgia all’Università di Bologna, nacque nel 1858, quando la sua terra era sotto il Regno della Chiesa, e morì nel 1948. Non avendo adempiuto all’obbligo di giurare fedeltà al duce, venne estromesso dalla cattedra a 73 anni.

– Francesco (1863 – 1934) e Edoardo Ruffini (1901-1983). Il primo docente di diritto ecclesiastico a Torino, si dedicò soprattutto allo studio delle libertà religiosa e di altre fondamentali libertà. Ebbe tra gli allievi Arturo Carlo Jemolo, Alessandro Galante Garrone, Piero Gobetti (che fu anche suo editore) e Mario Falco. Era stato nominato senatore del Regno d’Italia nel 1914, e al Senato nel 1925 per tre volte si era alzato a parlare contro l’approvazione delle leggi speciali con cui Mussolini eliminava le principali libertà degli italiani. Sempre nel ’25 aveva firmato il manifesto di Croce. Convinto liberale si era opposto al concordato del ’29 tra Stato e Chiesa. Nel 1928 i fascisti lo aggredirono nell’Università di Torino, ma accorsero a difenderlo alcuni suoi studenti, tra i quali Dante Livio Bianco e Alessandro Galante Garrone. Suo figlio Edoardo Ruffini Avondo divenne docente di Storia del diritto nel 1926 all’Università di Perugia. Come il padre Francesco anch’egli nel ’31 non si prestò al giuramento, ponendo così fine alla sua carriera universitaria.

– Lionello Venturi, docente di storia dell’arte a Torino, era nato a Modena nel 1885, aveva fatto una brillante carriera e, in virtù di una posizione politica nazionalista, aveva partecipato come volontario alla Prima Guerra Mondiale, nel corso della quale fu ferito ad un occhio. Nonostante, l’anziano padre, Adolfo, titolare della cattedra di Storia dell’Arte a Roma, lo avesse sollecitato alla sottomissione in nome di uno scopo più alto, restare all’Università e proseguire l’opera paterna, succedendogli nella cattedra, Lionello Venturi non giurerà,  rinunciando così alla cattedra di cui era titolare dal 1919. Sottoposto ai controlli dell’Ovra, con la moglie Ada e il figlio Franco, si trasferì a Parigi[13]. Nel ’39 divenne professore alla John Hopkins University di Baltimora, dove attraverso la Mazzini Society condusse la sua battaglia contro ogni forma di nazionalismo[14].

– Vito Volterra, docente di matematica a Roma, era tra i circa 100 docenti ordinari appartenenti alle comunità ebraiche. Nato nel 1860 ad Ancona in una famiglia di idee liberali e anticlericali, perse il padre a soli due anni. A ventitré anni fu uno dei più giovani professori ordinari del Regno d’Italia (meccanica razionale all’Università di Pisa). Matematico e fisico, fu tra i fondatori dell’analisi funzionale e della teoria delle equazioni integrali. Nel 1903 fece parte della Commissione regia per l’istituzione del Politecnico di Torino, di cui divenne Regio commissario l’anno dopo. Nel 1905 fu nominato senatore del Regno per i suoi meriti scientifici e nel 1907. Nel ’22 in Senato prese posizione contro il Governo di Mussolini. Poi firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce e nel dicembre 1931 oppose il suo rifiuto al giuramento di fedeltà al Fascismo. Lasciò, pertanto, la cattedra e tre anni dopo decadde anche dall’Accademia dei Lincei per un identico rifiuto.

Un libro da rileggere oggi, alla luce della reazionaria Accademia che ancora detta legge in Italia.