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Teorie del complotto, una storia infinita

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Negli ultimi anni, le “teorie del complotto” sono diventate virali su Internet e sui media e stanno diventando sempre più visibili. 
Ma cos’è esattamente una teoria del complotto?

Una teoria della cospirazione è una spiegazione di un evento storico (o eventi storici) la cui origine sarebbe il ruolo di un piccolo gruppo di individui che agiscono in segreto. Eventi tragici, come l’assassinio di Martin Luther King, gli attentati dell’11 settembre, o eventi importanti, come la conquista della Luna, il Covid-19, provocano frequentemente l’emergere di teorie del complotto che sembrano spiegazioni ingenue che competono con quelle dei funzionari versioni, spesso implicanti l’intervento di un gruppo che agisce nell’ombra.
La teoria del complotto ha tre caratteristiche:
1- Si basa sul ragionamento causale; 
2- Implica un processo di categorizzazione sociale, cioè l’assegnazione degli individui a un gruppo; 
3- Suppone un’intenzione da parte dei membri di quel gruppo.

Si stima che più di un terzo degli americani creda che il cambiamento climatico sia una farsa e che più della metà pensa che Lee Harvey Oswald non abbia agito da solo nell’assassinio di John F. Kennedy. Sono esempi di teorie del complotto: spiegazioni di eventi importanti che coinvolgono trucchi segreti o teorie di gruppi potenti e maliziosi. Alcune teorie del complotto sono molto antiche, come il “complotto ebraico“, o trame ripetutamente attribuite ai Massoni o ai Templari, che sono viste come una minaccia all’ordine sociale esistente.

La cospirazione contemporanea deve molto al rifiuto di credere nelle élite, siano esse politiche, mediatiche o intellettuali, tenendo conto della frattura sociale sempre più importante. Passa attraverso la ricerca di altre fonti di informazione, con l’aiuto di Internet, dei social network e di alcuni blog. Si ricorre anche a pagine complottiste dove il vero e il falso si mescolano costantemente, le informazioni verificate vengono recuperate dai media seri, e si aggiungono elementi fuorvianti, il tutto mescolato su uno sfondo di falsa cultura, non controcultura, che finisce per creare confusione. Molte volte trasmettono ideologie fasciste. La teoria del complotto, messa in luce da ideologi che producono menzogne, assume poi le sembianze della verità, diventa plausibile.


Le nostre convinzioni sono già distorte

All’inizio di qualsiasi teoria del complotto, troviamo una serie di fatti o ipotesi coerenti in una storia. Ora, quando abbiamo una teoria che ci permette di spiegare certi eventi diversi, siamo spesso tentati di mettere in relazione questi eventi. E’ il bias cognitivo che consiste nello stimare la probabilità di due eventi congiunti come maggiore di quella di uno di questi due eventi considerati isolati. 
Grazie all’errore di congiunzione, eventi che potrebbero essere puramente fortuiti o contingenti finiscono per essere correlati. Ma la correlazione non causalità, mai.
Questa distorsione contribuisce anche alla produzione di un’altra distorsione: il bias del senno di poi, il “l’ho sempre saputo!” 
Con questi pregiudizi cognitivi, la teoria del complotto tende a conferire un carattere deterministico al passato.

Poi c’è il bias dell’intenzionalità, è un meccanismo di pensiero che provoca un errore di giudizio. Questo errore porterebbe la persona a sopravvalutare il ruolo delle motivazioni intenzionali di una persona o di un gruppo. L’essere umano, infatti, tenderebbe automaticamente a dare un’intenzione a un atteggiamento, perché cercare altre cause di questo atteggiamento richiederebbe maggiori risorse cognitive. 

A chi sono rivolte le teorie del complotto?

Possiamo vedere che compaiono alcune differenze a seconda del gruppo a cui è attribuita la trama. Ad esempio, per lo psicologo Moscovici, le teorie del complotto mettono in dubbio le minoranze. Secondo lui, la minoranza costituisce, per la propria esistenza, una minaccia, un complotto contro l’ordine costituito e il modo di vivere della maggioranza. Un esempio è la “minaccia comunista” percepita negli Stati Uniti durante la Guerra Fredda.
La tesi del sociologo Campio-Vincent implica che oggi esistono almeno due categorie di teorie del complotto: una categoria di sistema e una categoria di minoranza. Dalla Rivoluzione francese e dalla fine della monarchia francese, è emersa una nuova forma di teorie del complotto nelle menti popolari (in Francia). Questa nuova forma non metterebbe in discussione le minoranze, ma le élite maligne e potenti (aristocratici, governo, servizi segreti, industria farmaceutica…). Queste élite tendono a rimanere mal definite ed è il sistema che viene messo in discussione. 

Secondo Campio-Vincent, la categoria Minoranza permetterebbe di deviare la frustrazione e l’ostilità vissute dal popolo oppresso su capri espiatori. La categoria Sistema, in quanto a essa, farebbe la sua comparsa con l’emergere dello Stato moderno, meno repressivo delle idee critiche e dissenzienti come lo erano prima quelle della monarchia e della Chiesa. 

Tuttavia, questa seconda categoria non segue la prima, ma convive con essa.

Non si capisce il complotto se non si tiene conto delle trasformazioni economiche e sociali che interessano le nostre società, se non si entra nell’analisi dei media e della tecnologia digitale che plasmano l’era della comunicazione. 

Fonti:

1. Douglas, KM, Sutton, RM, & Cichocka, A. (2017). La psicologia delle teorie del complotto. Direzioni attuali nella scienza psicologica , 26 (6), 538-542. https://doi.org/10.1177/0963721417718261

2. Leman, Patrick., Cinnirella, M. (2013) Credenze nelle teorie del complotto e necessità di chiusura cognitiva. Frontiere in psicologia, 4, 378. https://doir.org/10.3389/fpsyg.2013.00378

3. Klein, O., & Van der Linden, N. (2010). Lorsque la cognition sociale risulta paranoide o les aléas du scepticism face aux théories du plot. In E. Danblon & L. Nicolas (a cura di). Les rhétoriques de la conspiration (pp. 133-152). Parigi: CNRS.

4. Wieviorka , M. (2017), Face àla «postvérité» et au «cospiracy». Partner, 8, 81-96.https: //doi.org/10.4000/socio.2728